
Il valore dei Pride (non più “Gay Pride” – abbiamo capito che le identità sono molteplici e non siamo tutt* maschietti bianchi, belli e muscolosi) e l’importanza che questi rivestono nel processo di cambiamento culturale continuano ad essere fondamentali.
Una carnevalata, una pagliacciata piena di tette e culi all’aria. Ma quelle tette appartengono, spesso, ad una persona che, pur essendo in transizione, ha ancora il documento maschile, quindi che male c’è? Perchè ci scandalizziamo? A tutt* piacciono i ragazzi con i pettorali al vento nei caldi pomeriggi di giugno.
L’intento normalizzatore di talune associazioni LGBTI (e fermiamoci qui nell’elencare le identità della comunità, che già la B e la I le mettiamo per vezzo e la T perchè così sentiamo di essere all’avanguardia) – che ci vorrebbe vedere in Pride stanziali, o con bandiere arcobaleno non troppo arcobaleno, in giacca e cravatta o quasi – è distruttivo, deleterio e irrispettoso. Ci vogliono ugual*, ci vogliono normat* ma noi sfuggiamo alla norma, tiriamo fuori i tacchi, mettiamo le calze a rete sulle gambe pelose, fuori le tette, fuori i culi e i boa di struzzo.
Nel movimento si calunnia e si esclude chi non è rigidamente incasellat* nelle categorie volute dagli/dalle etero: se sei un uomo gay devi essere bello, non eccessivamente effeminato, se sei lesbica stai zitta ed evita di esistere troppo, se sei trans…ma che vuol dire? Ah, giusto: le prostitute. Tanto si sa che con tutti quegli ormoni le trans sono pazze! (Gli FtoM sono così carini ma non esistono essenzialmente).
Leggere Mieli ormai è demodé, non si fa più. Ci si adegua agli standards imposti dalla classe politica che manovra, quando dovremmo essere noi attivisti e attiviste a fissare ed indirizzare questi standards. Non si pensa più ad un cambiamento culturale ma a ricevere fondi per quel progetto o quella campagna, a vincere bandi, ma a cosa porterà?
Servono leggi e servono manovre coatte, servono coming out di massa, serve lottare, serve scendere in piazza. Non servono invece i personalismi, i nomi importanti, i compromessi e le frasi pacate. Riappropriamoci dei luoghi, rendiamo la lotta intersezionale e uniamoci: gli/le ultim* che lottano insieme. Che i Pride siano realmente aperti a tutt*, che siano costruiti insieme alle donne, ai Centri Antiviolenza, ai disabili, ai migranti, ai lavoratori e alle lavoratrici, a tutte quelle individualità schiacciate da una società escludente.
In un periodo in cui i muri si alzano noi li abbattiamo. Spint* dai valori di antifascismo, antirazzismo, antisessismo e antispecismo noi, colorate, scendiamo in piazza insieme. Il cambiamento culturale si porta sconvolgendo piano piano la “norma” e liberando dal velo dell’ipocrisia chi è cresciut* plasmato da una società respingente e violenta. Quei tacchi nei Pride sono importanti per schiacciare i valori tossici del patriarcato imperante. Quindi scendiamo sempre in piazza, fier* di quello che siamo.
– Fra





